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Ecco i cavilli usati dalle Ong per scaricare tutti i migranti in Italia

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Posted on: 05/06/17
L'Italia nel Mar Mediterraneo gioca un po' il ruolo dello scemo: costretta a sobbarcarsi tutti i migranti che partono dalla Libia mentre i Paesi vicini fanno finta di non vedere quel che accade. Non deve stupire se in questi giorni alcuni si sono chiesti per quale motivo le navi Ong, dopo aver abbordato i gommoni a due passi dalle acque territoriali libiche, traghettano i disperati direttamente nel Belpaese, invece di spedirli in Tunisia. Domanda legittima, visto che il primo porto africano è più vicino della Sicilia. Ed è altrettanto lecito domandarsi come mai nel 2016 la Guardia costiera italiana ha soccorso 35mila persone, mentre le spiagge maltesi hanno visto sbarcare appena 1.700 persone.Sia chiaro: anche le imbarcazioni militari prediligono l'Italia quando soccorrono un natante alla deriva. E non potrebbero fare altrimenti. Ma le Ong sfruttano le debolezze del sistema burocratico e i cavilli delle leggi del mare per combattere una loro personale battaglia. Che non è (solo) quella di salvare vite umane, ma anche quella di aprire canali umanitari "legali" per l'immigrazione. Scavalcando la volontà degli Stati.A regolare i salvataggi e le attività di Sar (recupero e soccorso) sono una serie di accordi internazionali. La Convenzione di Amburgo (1979), quella delle Nazioni unite sul diritto del mare (Unclos) di Montego Bay (1982) e la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (Solas). Poi ci sono le "Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare" dell'Imo (International Maritime Organization) e un paio di (importanti) emendamenti del 2004.La Convenzione Solas e quella di Montego Bay costringono gli Stati ad "esigere" dai comandanti delle proprie navi (militari o civili) l'impegno a prestare soccorso ai naufraghi quando necessario. Come è giusto che sia. Gli altri accordi invece sono i cavalli di Troia che riempono di immigrati le coste italiane. Secondo l'art. 9 della Convenzione Unclos, infatti, ogni Stato costiero dovrebbe istituire un'area di propria pertinenza per le missioni di soccorso e finanziare mezzi adeguati per sostenerle. L'Italia ha tenuto fede agli impegni. Malta, la Tunisia e la Libia no. Malta, per dire, ha preteso che la sua area Sar fosse 750 volte l'estensione il suo territorio sebbene non abbia navi sufficienti per coprirla tutta. A Tripoli, invece, non c'è un'autorità stabile capace di garantire il coordinamento dei soccorsi. E così l'Italia deve farsi carico di tutto, pattugliando di fatto l'intero Mediterraneo Centrale da sola. Potremmo rifiutarci di soccorrere barconi in acque di competenza maltese? No, ci costringe ad intervenire la Convenzione di Ginevra, secondo cui chi riceve la chiamata di soccorso - se nessun altro risponde (Malta) o non può intervenire (Libia) - deve provvedere da solo.Poi c'è la questione dei porti in cui far sbarcare gli immigrati una volta tratti in salvo. Secondo l'art. 1.3.2 della Convenzione Sar e gli emendamenti alle Convenzioni Solas e Sar, i naufraghi - qualsiasi sia il loro status di cittadinanza - devono essere trascinati nel porto "sicuro" più vicino. A maggior ragione se c'è il solo rischio che il barcone ospiti un solo rifugiato politico. E qui casca l'asino. Le Ong caricano i migranti a poche miglia dalla Libia, quindi sarebbe più facile rispedirli indietro oppure dirottarli verso i pontili di Malta o di Zarsis. In teoria sì, ma la pratica è cosa ben diversa. La Libia infatti non può essere considerato un posto dove vivere sereni, vista la guerra imperante dopo la cacciata di Gheddafi; la Tunisia non rientra negli standard dell'Imo, che considera un "luogo sicuro" solo quello in cui "le necessità umane primarie possono essere soddisfatte". Per Malta il discorso è più complesso: non ha aderito alle "Linee guida" dell'Imo né agli emendamenti alle convenzioni Solas e Sar. Il motivo? Sostiene di essere troppo piccola per potersi sobbarcare i costi (economici e sociali) degli obblighi all'accoglienza che deriverebbero dalla ratifica degli accordi. Inoltre, a suo favore gioca una risoluzione del Parlamento Europeo del 2006 sulla situazione dei rifugiati nell'Isola. Per i deputati europei le leggi di La Valletta sono del tutto "inaccettabili". Avete capito bene: Malta tratta male gli immigrati (appena approdati li costringe a mesi di detenzione e controlli), e così è di fatto esonerata dall'ospitarli. Tanto ci pensa l'Italia: il Paese dei balocchi.




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